L’instructional designer spiegato a tua nonna

L’instructional designer è una figura professionale chiave nel processo di realizzazione di un corso e-learning. C’è chi direbbe che è “colui che tutto decide” e – a essere onesti – non si discosterebbe poi tanto dalla realtà delle cose. Ma chi è, nello specifico, il progettista della formazione? Come si struttura il suo lavoro e quali sono gli strumenti attraverso i quali pensa, scrive e realizza un corso di formazione online?
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instructional designer definizione

Sommario

Chi è l’instructional designer

Hai presente quando qualcuno ti chiede “di che cosa ti occupi?” e nel rispondere tu hai la sensazione di stare spiegando la SEO a tua nonna? Ecco, l’Instructional designer prova spesso questa sconfortante sensazione. La sua figura professionale è relativamente recente – o, per meglio dire, si è cominciato a parlarne da poco – e chi non è addentro al mondo del digital learning può faticare a capire che cosa sia l’instructional design.

Proviamo a spiegare tutto in maniera molto semplice, per fare chiarezza. La progettazione di un corso e-learning fa capo ad una disciplina ben precisa, l’instructional design, e ad occuparsene sono figure professionali e-learning specifiche: gli instructional designer. Si tratta di veri e propri progettisti della formazione, che lavorano a braccetto con i subject matter expert, o esperti di materia (coloro che ci mettono la competenza sul contenuto del corso), e con gli sviluppatori (gli smanettoni, per intenderci), per realizzare percorsi formativi ad hoc. Non necessariamente, quindi, chi realizza corsi e-learning è un formatore o un docente, anzi, molto spesso non è così. 

Gli instructional designer si potrebbero definire gli sceneggiatori del corso: alla base di tutto sta la progettazione, guidata dall’immaginazione. Non sono però solo sceneggiatori, e quindi scrittori, ma anche “architetti” della formazione, perché devono imparare a “disegnare” il corso su un foglio bianco immaginandone ogni singolo mattone, per avere una visione d’insieme e renderla facilmente comprensibile anche al cliente.

Ambizioso o spaventoso? In realtà qualcuno potrebbe dirvi che lavorare nel mondo dell’instructional design ha molto a che fare anche con il gioco. Vedremo meglio perché.

instructional designer: chi è

Cos’è l’instructional design

Proviamo a fare un passo indietro e mettiamo a fuoco la disciplina.  La definizione di Instructional Design è tutto sommato semplice.  Wikipedia lo definisce: “la scienza dell’elaborazione dei dispositivi multimediali per la formazione”. Un’altra celebre definizione parla di “sistematico processo che viene impiegato per sviluppare programmi di istruzione e formazione in modo coerente e affidabile”. Volendo impegnarci un po’ di più, lo potremmo definire come l’insieme delle attività che stanno alla base di un progetto formativo deputate a determinare forma, aspetto, propedeuticità, definizione e distribuzione dei contenuti di un corso di digital learning.

Forse nel sentire per la prima volta questa espressione siamo deviati nello specifico dal termine “design” (ancora un po’ equivocato in italiano), che potrebbe portarci a immaginare un disegnatore alle prese con carta, matita, estro e ispirazione. Non è così: certo, la creatività è una componente, fra le tante, importante, ma la sistematicità e il metodo forse lo sono ancora di più.

Cosa fa un instructional designer

Quando tua nonna prova a capire cosa fai per campare, però, vuole immaginarti effettivamente a lavoro: dove, come e con che cosa lavori? Cosa tieni in mano?

Carta e penna, forse, oppure mouse e tastiera. Di sicuro, per fare bene quello che ti si chiede, devi provare a far frullare il cervello. Per prima cosa l’instructional designer raccoglie i fabbisogni formativi di un committente, quindi intervista degli stakeholder e, auspicabilmente, si confronta con dei key users, per avere contezza delle effettive esigenze di chi quel corso andrà a fruirlo. Una volta raccolti tutti gli elementi, si dedica allo storyboard, dove, appunto, definisce vita morte e miracoli di quel corso:

  • Quanto durerà?
  • Sarà suddiviso in moduli?
  • Ci sarà un indice? Come varrà gestita la propedeuticità?
  • Quali reference dovrà tenere a riferimento la grafica?
  • Di che cosa sarà composto? Video? Cartoon? Slide?
  • Ci sarà uno speaker? Un attore? Un esperto di contenuto che racconterà i contenuti?
  • Quante e quali interazioni saranno presenti?
  • Ci sarà gamification? Di che tipo?
  • Eccetera, eccetera.

Nello storyboard è compreso anche lo script del corso, nel quale l’esperto della formazione si dedica alla scrittura vera e propria del testo del corso, rielaborando di norma del materiale di partenza che viene solitamente messo a disposizione dall’esperto di materia, sotto varie forme e aspetti (file di testo, presentazioni, video, slide).

instructional designer: cosa fa

Ed ecco che lo “scribacchino” che si cela dietro il progettista può finalmente emergere (gli instructional designer, infatti, spesso hanno trascorsi editoriali e formazioni umanistiche alle spalle).

Poi cosa succede? In teoria la palla passa agli sviluppatori e-learning e ai grafici. Capita, non di rado, che per la ben nota arte dell’arrangiarsi, negli anni i progettisti della formazione abbiano imparato anche a destreggiarsi con programmi di grafica, video editing, sviluppo. E che quindi si cambino il cappello ma continuino in prima persona a lavorare al processo, fino alla fase finale di testing del corso e-learning.

Metodologie dell’instructional design

Ci sono varie metodologie divenute riferimento per l’instructional design e tanti modelli. Vediamo insieme alcuni dei più diffusi.

metologie instructional design addie gagné bloom
  • ADDIE – È l’acronimo delle parole: Analysis (Analisi), Design (Disegno / progettazione), Development (Sviluppo), Implementation (Implementazione) e Evaluation (Valutazione), rappresentano una linea guida dinamica e flessibile per realizzare corsi. Nato negli anni Settanta come modello lineare e “a cascata” (per l’esercito statunitense), negli anni si è poi evoluto: le varie fasi che lo costituiscono, infatti, possono essere interconnesse. (Per approfondire)

 

  • Gagné – Uno dei contributori all’approccio sistematico nella progettazione didattica è Robert Mills Gagné. Nel suo libro “The Conditions of Learning”, uscito nei favolosi anni Sessanta, il pedagogista approfondisce le condizioni mentali per l’apprendimento, cioè i passaggi chiave necessari perché uno specifico contenuto formativo venga recepito e appreso. (Per saperne di più)

 

  • Bloom – Lo psicologo americano Bloom ha elaborato una tassonomia degli obiettivi educativi che spesso viene tenuta a riferimento come modello di instructional design. La tassonomia di Bloom è un framework cognitivo che classifica il ragionamento critico per aiutare gli educatori a migliorare la definizione degli obiettivi di apprendimento. Di base, è una piramide che aiuta a visualizzare i livelli di pensiero critico richiesti da un’attività.  (Per approfondire)

 

Come dicevamo, ci sono numerosissimi modelli ID ai quali attenersi per progettare la formazione, e non sempre – va detto – ci si riferisce a un modello nell’ideare e realizzare un corso. Senza dubbio, però, conoscere le teorie che stanno alla base di questa disciplina finisce per facilitare il lavoro dell’instructional designer.

Storytelling e gamification: non solo metodo ma anche immaginazione

Va detto che quello dell’ID può essere un lavoro anche molto creativo. Spesso, infatti, il modo migliore per far passare un concetto, facilitare la memorizzazione di un contenuto e agevolare quindi l’apprendimento, è raccontare una storia. Ormai tutti sappiamo che cosa sia lo storytelling, ma forse non tutti sanno che lo si può sfruttare – e alla grande – anche nella progettazione della formazione.  Se, ad esempio, ti enuncio una normativa, forse non catturo subito la tua attenzione. Se invece ti racconto la storia incredibile accaduta a Taldeitali che ha inconsapevolmente infranto quella norma, forse finirà che te lo ricordi. Mettiti nei panni dell’utente: non è forse così?

storytelling e gamification nell’instructional design

Anche la gamification è un’arma preziosa e potentissima nelle mani dell’instructional design. La gamification si definisce “l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e dalle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi” (come, ad esempio, la formazione). Vale per la piattaforma di e-learning, ma anche per il corso in sé. Facciamo un altro esempio semplice semplice che ti permetta di inquadrare subito la questione: se invece di un barboso indice lineare dei contenuti c’è un tabellone da gioco tipo “Gioco dell’oca”, forse ti verrà più voglia di cliccare su Play e cominciare, concordi? Se invece di un quiz c’è una caccia al tesoro o magari un cruciverba, quasi quasi lo fai volentieri, vero?

In questo excursus sull’instructional design abbiamo tentato di incuriosirti (e di dare risposte alla nonna 😊), se ci siamo riusciti ma hai qualche idea, dubbio, domanda da fugare, allora scrivici e avremo colto davvero nel segno. Ci occupiamo di corsi e-learning da 10 anni, potremo di sicuro darti la risposta che cerchi.