L’instructional designer spiegato a tua nonna

L’instructional designer è una figura professionale chiave nel processo di realizzazione di un corso E-learning. C’è chi direbbe che è “colui che tutto decide” e – a essere onesti – non si discosterebbe poi tanto dalla realtà delle cose. Ma chi è, nello specifico, il progettista della formazione? Come si struttura il suo lavoro e quali sono gli strumenti attraverso i quali pensa, scrive e realizza un corso di formazione online?

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Sommario

Chi è l’instructional designer

Hai presente quando qualcuno ti chiede “di che cosa ti occupi?” e nel rispondere tu hai la sensazione di stare spiegando la SEO a tua nonna? Ecco, l’Instructional designer prova spesso questa sconfortante sensazione. La sua figura professionale è relativamente recente – o, per meglio dire, si è cominciato a parlarne da poco – e chi non è addentro al mondo del digital learning può faticare a capire che cosa sia l’instructional design.

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Proviamo a spiegare tutto in maniera molto semplice, per fare chiarezza. La progettazione di un corso E-learning fa capo ad una disciplina ben precisa, l’instructional design, e ad occuparsene sono figure professionali E-learning specifiche: gli instructional designer. Si tratta di veri e propri progettisti della formazione, che lavorano a braccetto con i subject matter expert, o esperti di materia (coloro che ci mettono la competenza sul contenuto del corso), e con gli sviluppatori (gli smanettoni, per intenderci), per realizzare percorsi formativi ad hoc. Non necessariamente, quindi, chi realizza corsi E-learning è un formatore o un docente, anzi, molto spesso non è così. 

Gli instructional designer si potrebbero definire gli sceneggiatori del corso: alla base di tutto sta la progettazione, guidata dall’immaginazione. Non sono però solo sceneggiatori, e quindi scrittori, ma anche “architetti” della formazione, perché devono imparare a “disegnare” il corso su un foglio bianco immaginandone ogni singolo mattone, per avere una visione d’insieme e renderla facilmente comprensibile anche al cliente.

Ambizioso o spaventoso? In realtà qualcuno potrebbe dirvi che lavorare nel mondo dell’instructional design ha molto a che fare anche con il gioco. Vedremo meglio perché.

L’instructional designer per come lo intendiamo comunemente, quindi il digital instructional designer, è di base un progettista della formazione on-line, ed è, a tutti gli effetti, l’evoluzione di una analoga figura che da sempre, bene o male, esiste nel mondo aziendale e formativo: il progettista della formazione. Infatti, se pensi a qualunque esperienza formativa che ti è capitato di fruire in passato, facilmente comprenderai che dietro ad essa c’è stata una progettazione, ovvero la pianificazione della trasmissione dei contenuti. Dalla semplice lezione scolastica alla più elaborata learning experience, dietro ci sta sempre qualcuno che, a monte, si è interrogato domandandosi: “come fare per trasmettere al meglio questo contenuto?”, “come far sì che l’utente (o lo studente) non dimentichi ciò che gli sto trasmettendo?”, “come rendere divertente, stimolante, ingaggiante e interessante quello che voglio insegnare?”.

Vogliamo rendere tutto ancora più semplice? Pensiamo alla scuola. Sicuramente anche tu ricorderai quanto possono essere stati diversi fra loro i metodi di insegnamento dei professori e dei maestri che nel corso della tua formazione ti è capitato di incontrare; magari ricordi con particolare gratitudine quell’insegnante che è stato in grado di “ammaliarti”, “coinvolgerti”, facendoti sentire parte attiva di un processo. Per essere meno prosaici, potremmo anche dire: quell’insegnante che è stato in grado di farti tenere gli occhi aperti con Socrate spiegato alle otto di mattina (impresa non semplice a ben pensarci). Ecco, come ci era riuscito? Forse con degli ingredienti che non si discostano poi tanto da quelli che l’esperto di digital learning, l’instructional designer, utilizza per rendere piacevole un corso di formazione aziendale sulla legge 231. Non servono i fuochi d’artificio, basta calarsi nei panni dell’utente, farsi molte domande e darsi le giuste risposte.

Cos’è l’instructional design

Proviamo a fare un passo indietro e mettiamo a fuoco la disciplina.  La definizione di Instructional Design è tutto sommato semplice.  Wikipedia lo definisce: “la scienza dell’elaborazione dei dispositivi multimediali per la formazione”. Un’altra celebre definizione parla di “sistematico processo che viene impiegato per sviluppare programmi di istruzione e formazione in modo coerente e affidabile”. Volendo impegnarci un po’ di più, lo potremmo definire come l’insieme delle attività che stanno alla base di un progetto formativo deputate a determinare forma, aspetto, propedeuticità, definizione e distribuzione dei contenuti di un corso di digital learning.

Forse nel sentire per la prima volta questa espressione siamo deviati nello specifico dal termine “design” (ancora un po’ equivocato in italiano), che potrebbe portarci a immaginare un disegnatore alle prese con carta, matita, estro e ispirazione. Non è così: certo, la creatività è una componente, fra le tante, importante, ma la sistematicità e il metodo forse lo sono ancora di più.

Instructional Designer cercasi!

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Tutto chiaro, fin qui? Bene. In realtà c’è un’altra qualità, fra le tante che rendono particolarmente capace un instructional designer, ed ha a che fare con la sintesi. Esattamente! Bisogna saper sintetizzare un contenuto, saperlo suddividere in pillole, microcontenuti che, come le pillole di Mary Poppins addolcite dallo zucchero, siano “facili da mandare giù”. La capacità di concentrazione che un utente è in grado di garantire, infatti, è sempre più ridotta, e l’esperto di digital instructional design deve fare i conti con una soglia di attenzione davvero di pochi minuti, c’è chi dice addirittura pochi secondi. Quindi? Quindi se a causa dell’uso e abuso delle tecnologie, le nostre prestazioni cognitive si avvicinano drammaticamente a quelle di un pesce rosso, l’instructional designer deve essere in grado di “ridurre a mangime” il contenuto che vuole trasmettere: asciugarlo, sintetizzarlo, spezzettarlo e, così, magicamente, farlo digerire. Si parla di microlearning, una metodologia di apprendimento che articola i contenuti in brevi unità incentrate su un solo argomento o una sola competenza.

Ma torniamo a noi.  Forse ti chiederai, in definitiva, in che relazione stanno, fra loro, la didattica e l’instructional design. Molto semplice. L’instructional design è il processo di individuazione e scelta di contenuti e metodi formativi su cui tipicamente un’esperienza didattica si basa. Devo insegnare qualcosa a una classe o ad un utente? Dovrò in principio definire:

  • Come organizzare i contenuti.
  • Come trasmetterli.
  • Che linguaggio utilizzare.
  • Quanto tempo impiegare.
  • Quali supporti utilizzare.

Un approccio orientato all’instructional design facilita la trasmissione del contenuto e la sua ricezione.

L’instructional design, quindi, nonostante la comune matrice anglofona, non è un sinonimo di educational  technology. L’educational technology è l’insieme delle soluzioni tecnologiche che, a supporto del processo educativo, puntano a potenziarne l’esperienza di apprendimento. L’instructional design può essere più o meno digitale: è utilizzato molto spesso in riferimento al digital learning, ma può riferirsi anche a processi di apprendimento analogici, ed ha a che fare con la pianificazione della formazione, a beneficio della didattica.

Vantaggi gamification E-learning

Cosa fa un instructional designer

Quando tua nonna prova a capire cosa fai per campare, però, vuole immaginarti effettivamente a lavoro: dove, come e con che cosa lavori? Cosa tieni in mano?

Carta e penna, forse, oppure mouse e tastiera. Di sicuro, per fare bene quello che ti si chiede, devi provare a far frullare il cervello. Per prima cosa l’instructional designer raccoglie i fabbisogni formativi di un committente, quindi intervista degli stakeholder e, auspicabilmente, si confronta con dei key users, per avere contezza delle effettive esigenze di chi quel corso andrà a fruirlo. Una volta raccolti tutti gli elementi, si dedica allo storyboard, dove, appunto, definisce vita morte e miracoli di quel corso:

  • Quanto durerà?
  • Sarà suddiviso in moduli?
  • Ci sarà un indice? Come varrà gestita la propedeuticità?
  • Quali reference dovrà tenere a riferimento la grafica?
  • Di che cosa sarà composto? Video? Cartoon? Slide?
  • Ci sarà uno speaker? Un attore? Un esperto di contenuto che racconterà i contenuti?
  • Quante e quali interazioni saranno presenti?
  • Ci sarà gamification? Di che tipo?
  • Eccetera, eccetera.

Nello storyboard è compreso anche lo script del corso, nel quale l’esperto della formazione si dedica alla scrittura vera e propria del testo del corso, rielaborando di norma del materiale di partenza che viene solitamente messo a disposizione dall’esperto di materia, sotto varie forme e aspetti (file di testo, presentazioni, video, slide).

instructional designer: cosa fa

Ed ecco che lo “scribacchino” che si cela dietro il progettista può finalmente emergere (gli instructional designer, infatti, spesso hanno trascorsi editoriali e formazioni umanistiche alle spalle).

Poi cosa succede? In teoria la palla passa agli sviluppatori E-learning e ai grafici. Capita, non di rado, che per la ben nota arte dell’arrangiarsi, negli anni i progettisti della formazione abbiano imparato anche a destreggiarsi con programmi di grafica, video editing, sviluppo. E che quindi si cambino il cappello ma continuino in prima persona a lavorare al processo, fino alla fase finale di testing del corso E-learning.

Lavorare come Instructional Designer: cosa bisogna fare?

Se sei atterrato qui perché sei incuriosito da questa professione, relativamente recente, e ti stai chiedendo come fare per intraprendere questa carriera, eccoti le risposte.

Cosa bisogna fare per diventare un instructional designer? Presto detto: una strada maestra, a voler essere completamente onesti, non c’è. È vero che da qualche anno a questa parte esistono percorsi di studio volti alla formazione di questa professionalità specifica, in particolar modo master universitari in grado di trasmettere competenze utili all’avvio di una carriera nell’ambito del digital learning, ma è altrettanto vero che, lavorando in questo settore da parecchio tempo e avendo negli anni incontrato decine (o centinaia) fra colleghi, competitor e collaboratori, possiamo assicurarti che la stragrande maggioranza dei professionisti hanno percorsi di formazione alle spalle piuttosto variegati. Come accennato poco sopra, chi fa questo lavoro di solito ha una formazione umanistica e un’indole “da scribacchino”, ma c’è chi arriva dal mondo della formazione tout court, chi dalla scuola, chi è nato come sviluppatore (quindi magari ha lauree scientifiche e ingegneristiche nel cassetto) e poi ha fatto un passo “indietro” nel classico processo di produzione di un corso ed è approdato all’ID. In casa nostra abbiamo, giusto per farti capire, giornalisti, filosofi e ingegneri. Come nella maggior parte delle professioni, la strada migliore per imparare questo lavoro è farlo.

Social Learning significato

Quanto guadagna un Instructional Designer?

Ecco una delle domande più scottanti, alle quali dare una risposta non è affatto semplice. Stando ad alcune piattaforme digitali di calcolo retributivo, lo stipendio medio annuo di un instructional designer si attesta fra i 25mila e i 35mila euro l’anno. Tuttavia, prima di parlare di numeri, è bene parlare di inquadramenti e possibilità. Esistono, infatti, diversi modi di fare l’instructional designer. Scopriamoli insieme.

Instructional designer freelance o in azienda: pro e contro

Dicevamo: una professione, numerose possibilità. Infatti, chi decide di intraprendere la carriera dell’instructional designer, una volta acquisiti gli strumenti e l’esperienza utile a proporsi sul mercato del lavoro, potrà valutare l’idea di un lavoro dipendente o della libera professione. Vediamo vantaggi e svantaggi di entrambe le strade.

Se decidi di proporti come freelance, avrai molti clienti, verosimilmente appartenenti a settori e ambiti di vario genere, curerai progetti diversi, ti sarà richiesta una buona dose di adattabilità e avrai svariate opportunità di crescita. Potrai lavorare per E-learning companies, che a loro volta curano la formazione digital per aziende loro clienti, o potrai proporti direttamente alle aziende e alle istituzioni che hanno bisogno di formare la loro popolazione-utenti, per curare da zero un progetto di digital learning, magari a braccetto con altri fornitori (sviluppatori e grafici),  oppure in supporto all’ufficio E-learning interno all’azienda.

Se decidi di lavorare come instructional designer dipendente, potrai farlo, anche in questo caso, sia per E-learning companies sia per realtà aziendali o istituzionali. Nel primo caso, dovrai poter contare su un altrettanto sviluppato spirito di “adattamento” rispetto alla varietà di contenuti, argomenti, linguaggi e referenti con cui lavorare. Nel caso tu scelga invece di entrare in forza a un’azienda, per lavorare come instructional designer direttamente nell’ufficio E-learning interno, allora con il tempo è probabile che tu possa sviluppare anche un’accurata conoscenza delle tematiche che costituiranno i corsi che ti verrà richiesto di progettare, avvicinandoti, un po’ alla volta, alla figura dello SME (Subject Matter Expert). A dire il vero, entrando a far parte di un team, è possibile che tu abbia la possibilità di esplorare, più o meno da vicino, anche altri ruoli. Infatti, come già accennato, non è inusuale che un instructional designer, finisca anche per sviluppare i corsi che lui stesso è chiamato a progettare, imparando a “smanettare” un poco alla vota con i learning tool e con le piattaforme, per diventare anche, talvolta, il gestore della piattaforma LMS (Learning Management System). Come si dice? Far di necessità virtù.

In entrambi i casi, come hai visto, ci sono pro e contro. A livello di redditività economica, è difficile fare dei paragoni: sicuramente all’inizio un instructional designer freelance dovrà darsi il tempo di sviluppare una rete di contatti e conoscenze in grado di generare quante più opportunità di lavoro (e di crescita) possibili. Nel giro di pochi anni, tuttavia, essendo quello dell’E-learning un settore esponenzialmente in crescita, è verosimile sperare di entrare in contatto com numerosissime realtà e crearsi una ottima rete di opportunità.

Non serve addentrarsi su vantaggi e svantaggi di lavori in libera professione o da dipendenti come:

  • libertà vs stabilità
  • versatilità vs garanzie

perché quelli sono comuni a tutte le professioni declinate in questa duplice accezione.

Consigli per chi vuole fare questo lavoro dati da chi lo fa

Consigli? Sempre pronti. Proviamo a fare un veloce e più che mai sintetico elenco di doti, segreti e trucchetti di cui non fare più a meno se sogni di diventare il “perfetto instructional designer”.

  • Usa l’immaginazione – Non fermarti mai alla prima soluzione, esplora le possibilità, sii creativo nel senso più vero del termine: inventa!
  • Sii versatile – Sì, lo abbiamo già detto. Ti capiterà di dover utilizzare programmi di grafica, authoring tool o piattaforme LMS. Impara un po’ alla volta a masticare il “linguaggio dell’E-learning” da ogni angolazione, ti tornerà utile in mille e più situazioni e amplierà la tua versatilità progettuale;
  • Propositività prima di tutto – Non bisogna mai avere paura di osare. Se serve una escape room per la formazione sulla sicurezza, se vuoi far indossare i panni del pirata all’utente che deve “dare l’assalto” a un corso sulla Cyber Security, se credi che il tetris sia la soluzione giusta per chi deve formare le proprie soft skill…allora vai! Bisogna osare per non annoiare. Parola di instructional designer;
  • Ricordati di mediare – Nel lavorare ad ogni singolo progetto devi calarti in vari panni: quelli dell’utente finale (della serie “parla come mangi”) ma anche quelli del referente (o collega) che ti ha commissionato il corso. Devi quindi saper mediare e far coesistere diverse necessità ed esigenze;
  • Aggiornati – Essendo quello dell’instructional design un mondo relativamente nuovo e molto in crescita, ricordati di aggiornarti di continuo. Sii curioso verso i nuovi authoring tool e scopri che cosa possono permetterti di fare in fase di sviluppo, scopri nuove metodologie, segui corsi, chiacchiera con i colleghi. Il risultato, infatti, è un potenziale e preziosissimo risparmio di tempo.

Offerte di lavoro come instructional designer

Quindi, se davvero vuoi provare a seguire quella dell’instructional design come tua possibile strada, ricordati di tenere battuta la rete per indagare possibili opportunità di lavoro. Puoi partire con un tirocinio interno in azienda, se sei alle prime armi, per imparare sul campo i segreti del lavoro dell’instructional design, ma potrai trovare anche interessanti opportunità di collaborazione se sei un libero professionista.

Ecco, ad esempio: noi siamo sempre alla ricerca!

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Metodologie dell’instructional design

Ci sono varie metodologie divenute riferimento per l’instructional design e tanti modelli. Vediamo insieme alcuni dei più diffusi.

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  • ADDIE – È l’acronimo delle parole: Analysis (Analisi), Design (Disegno / progettazione), Development (Sviluppo), Implementation (Implementazione) e Evaluation (Valutazione), rappresentano una linea guida dinamica e flessibile per realizzare corsi. Nato negli anni Settanta come modello lineare e “a cascata” (per l’esercito statunitense), negli anni si è poi evoluto: le varie fasi che lo costituiscono, infatti, possono essere interconnesse.

Vediamo nel dettaglio che cosa si nasconde, concretamente, nelle lettere dell’acronimo, con qualche input efficace.

    • A – Analizzare significa domandarsi a chi sto parlando e come lo voglio fare. Chi deve imparare cosa? Sembrano banalità, ma bisogna partire proprio da lì;
    • D – Design. Parlando di instructional design, progettazione significa definire anticipatamente, e nel dettaglio, come trasmettere il mio contenuto: cosa dire, quali media utilizzare, che tone of voice tenere;
    • D – Eccoci allo storyboard, lo strumento chiave con cui l’instructional designer fa il proprio lavoro. Il documento in cui è raccolta la traccia del corso, e che ne raggruppa strumenti formativi, testi, quiz, reference per grafica, video, etc;
    • I – Implementation. L’implementazione è la fase in cui il corso, tipicamente, viene caricato su un LMS per essere poi fruito dai destinatari della formazione;
    • E – Evaluation. Come è andata? I feedback degli studenti sono preziosissimi per migliorarsi (per approfondire).
  • Gagné – Uno dei contributori all’approccio sistematico nella progettazione didattica è Robert Mills Gagné. Nel suo libro “The Conditions of Learning”, uscito nei favolosi anni Sessanta, il pedagogista approfondisce le condizioni mentali per l’apprendimento, cioè i passaggi chiave necessari perché uno specifico contenuto formativo venga recepito e appreso.

È costituito da nove, cosiddetti, eventi:

    1. Guadagnare l’attenzione;
    2. Condividere gli obiettivi formativi;
    3. Stimolare le conoscenze pregresse;
    4. Presentare il materiale;
    5. Fornire una guida per l’apprendimento;
    6. Favorire la performance;
    7. Fornire feedback;
    8. Valutare la performance;
    9. Rafforzare la memorizzazione e il trasferimento delle competenze (per saperne di più).
  • Bloom – Lo psicologo americano Bloom ha elaborato una tassonomia degli obiettivi educativi che spesso viene tenuta a riferimento come modello di instructional design. La tassonomia di Bloom è un framework cognitivo che classifica il ragionamento critico per aiutare gli educatori a migliorare la definizione degli obiettivi di apprendimento. Di base, è una piramide che aiuta a visualizzare i livelli di pensiero critico richiesti da un’attività. 

La tassonomia di Bloom in origine era formata da sei categorie:

    • Conoscenza
    • Comprensione
    • Applicazione
    • Analisi
    • Sintesi
    • Valutazione

Negli anni Duemila, però, queste categorie sono state rivisitate da un gruppo di esperti che le hanno, diciamo così, “adattate” al modo in cui si è modificata, nel tempo, la nostra propensione all’apprendimento. Oltre a rinominare le categorie, trasformando i sostantivi in verbi, quasi a voler sottolineare l’approccio attivo che l’apprendimento deve perseguire, si nota che “Valutazione”, intesa in origine come il più alto lavoro cognitivo, è stata sostituita da “Creare”. L’instructional designer lo sa benissimo, la componente “creativa”, infatti, ha a che fare parecchio anche con il modo in cui fruiamo un contenuto e, di conseguenza, impariamo qualcosa. Vero?

Caliamoci nei panni di un utente. Se per imparare qualcosa sono stato chiamato a trovare la soluzione a un problema, la risposta a un indovinello, la via di fuga per un avatar, o chi più ne ha più ne metta, non sarò tendenzialmente più portato a far sedimentare nella mia memoria quel concetto o quella nozione? A te la risposta.

Ecco le categorie della tassonomia di Bloom rivisitata, che tantissimo può aiutare nella comprensione delle logiche che stanno dietro l’instructional design.

Come dicevamo, ci sono numerosissimi modelli ID ai quali attenersi per progettare la formazione, e non sempre – va detto – ci si riferisce a un modello nell’ideare e realizzare un corso. Senza dubbio, però, conoscere le teorie che stanno alla base di questa disciplina finisce per facilitare il lavoro dell’instructional designer.

Storytelling, e tanto altro gamification: non solo metodo ma anche immaginazione

Va detto che quello dell’ID può essere un lavoro anche molto creativo. Spesso, infatti, il modo migliore per far passare un concetto, facilitare la memorizzazione di un contenuto e agevolare quindi l’apprendimento, è raccontare una storia. Ormai tutti sappiamo che cosa sia lo storytelling, ma forse non tutti sanno che lo si può sfruttare – e alla grande – anche nella progettazione della formazione.  Se, ad esempio, ti enuncio una normativa, forse non catturo subito la tua attenzione. Se invece ti racconto la storia incredibile accaduta a Taldeitali che ha inconsapevolmente infranto quella norma, forse finirà che te lo ricordi. Mettiti nei panni dell’utente: non è forse così?

storytelling e gamification nell’instructional design

Anche la gamification è un’arma preziosa e potentissima nelle mani dell’instructional design. La gamification si definisce “l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e dalle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi” (come, ad esempio, la formazione). Vale per la piattaforma di E-learning, ma anche per il corso in sé. Facciamo un altro esempio semplice semplice che ti permetta di inquadrare subito la questione: se invece di un barboso indice lineare dei contenuti c’è un tabellone da gioco tipo “Gioco dell’oca”, forse ti verrà più voglia di cliccare su Play e cominciare, concordi? Se invece di un quiz c’è una caccia al tesoro o magari un cruciverba, quasi quasi lo fai volentieri, vero?

Diciamocelo chiaro e tondo, tenere alta la curva dell’attenzione di una classe è sempre un lavoro arduo, ma se hai a che fare con un uditorio a distanza, e la formazione online è asincrona, allora è davvero una sfida, e affrontarla può richiedere conoscenze, abilità ma anche stratagemmi. Ecco, quindi, che l’instructional designer avveduto dovrà ricordarsi alcune cose:

  • Microlearning – Spezzettiamo il più possibile in pillole formative tutto ciò che si può isolare.
  • Quiz dell’attenzione – Non limitiamo l’utilizzo dei qiuz alla fine del corso o dei moduli, per appurare il recepimento di un contenuto, ma sfruttiamoli anche nel mezzo, per tenere alta l’attenzione e coinvolgere l’utente.
  • Diversificare, diversificare, diversificare – Immaginatevi un corso E-learning uguale a sé stesso dall’inizio alla fine. Potrebbe anche essere un film d’animazione da Oscar, ma che noiaaaaaa…

Bonus: alcuni trucchi per fare corsi pazzeschi

No, non immaginarti che esistano ricette buone per tutti.

Per fare corsi bellissimi, ci sono errori che è bene evitare e stratagemmi da memorizzare per aumentare l’engagement della tua utenza, ma il consiglio numero uno, e il più importante di tutti, è molto semplice: dedica il giusto tempo alla progettazione. Troppo spesso si crede che in fase di progettazione si possa, su certi aspetti specifici, “volare alti”, senza addentrarsi nella micro-progettazione, ma limitandosi alla macro. Questo errore si renderà evidente, poi, nella fase di sviluppo. Quindi meglio evitarlo. Ogni ora in più dedicata dall’instructional designer alla progettazione, equivale a due ore risparmiate dallo sviluppatore in fase di sviluppo.  Qui lo trovi spiegato per bene, in 10 consigli + 10.

E poi, infine, ecco a te qualche dritta su tool e programmi di sviluppo che può esserti utile conoscere per lavorare al meglio, anche se sei un instructional designer che non si occupa direttamente di sviluppo, questo perché ti permetterà di immaginare il tuo corso facendo i conti con quello che si può effettivamente fare. Limiti e potenzialità. Ricordati sempre, però, che i soli ingredienti non fanno la ricetta. E che a rendere il tuo piatto insuperabile, potrai essere solo e soltanto tu.

Authoring tool:

  • Articulate (Sotryline, Rise, etc.)
  • IsEazy
  • Adobe Captivate

Cartoon e animazione:

  • Vyond
  • Powtton
  • Renderforest

Grafica:

  • Adobe Photoshop e Illustrator
  • Gimp
  • Canva

Librerie di immagini, icone e video

  • Freepik e Flaticon
  • Storyset
  • Pexels

Ricapitolando

Abbiamo messo tanta carne al fuoco, vero? Torniamo allora alla nostra tanto decantata sintesi, con un bel riassuntone di chi è, cosa fa, e come lavora un instructional designer.

L’instructional designer è il progettista della formazione, e, per come lo si intende tipicamente nel mondo del digital learning, è il progettista della formazione on-line. È una figura professionale relativamente recente, che lavora a braccetto con gli esperti di materia (gli SME) e gli sviluppatori dei corsi (talvolta, capita che sia lui stesso a incarnare queste figure). Sostanzialmente è colui che immagina il corso, lo scrive e lo “disegna” nei minimi dettagli prima che questo venga realizzato. Può essere interno a un’azienda o lavorare per una e.-learning company o come freelance. Si dice che è lo “sceneggiatore” del corso, lavora con quelli che vengono chiamati storyboard e lo fa secondo delle metodologie note, ma non solo. Usa l’immaginazione, ma è un professionista metodico e preciso.

In questo excursus sull’instructional design abbiamo tentato di incuriosirti (e di dare risposte alla nonna 😊), se ci siamo riusciti ma hai qualche idea, dubbio, domanda da fugare, allora scrivici e avremo colto davvero nel segno. Ci occupiamo di corsi E-learning da 10 anni, potremo di sicuro darti la risposta che cerchi.

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