SCORM: la guida completa

SCORM è l’acronimo chiave per il mondo E-learning, la sigla che più di ogni altra sentirai nominare da digital learning specialist e instructional designer. Ma che cos’è lo SCORM (“Shareable Content Object Reference Model”)? Non è facile spiegarlo e non è affatto scontato saperlo. In questa guida scoprirai, passo dopo passo, che cos’è, a cosa serve, come nasce e come si “usa”.

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Scorm Frog Learning

Sommario

SCORM: cos’è e cosa vuol dire?

Se l’E-learning è il tuo lavoro, lo SCORM è il tuo pane quotidiano. Ma se ti stai avvicinando a questo mondo, puoi ancora avvertire una certa diffidenza verso gli acronimi così poco musicali. E quindi, eccoti qui, a chiederti quale significato attribuire all’acronimo di SCORM. Che cosa indica questa strana sigla? Che cosa si intende con standard SCORM? Che rapporto lo lega all’E-learning?

In questa guida completa ti daremo le risposte che stai cercando.

Come dicevamo, la sigla SCORM è un acronimo. Per la precisione, queste cinque lettere puntate stanno per “Shareable Content Object Reference Model”. In parole più semplici, è un modello riconosciuto per i contenuti E-learning. Immaginalo come lo strumento attraverso il quale la piattaforma LMS e il learning object (il corso) si parlano tra loro. Lo SCORM è un protocollo di dialogo, il più utilizzato nel mondo dell’E-learning. Forse ti starai chiedendo: “ma a cosa serve un protocollo di dialogo?”. Ebbene, è fondamentale, perché assicura che l’oggetto che stai fruendo possa essere visualizzato e tracciato dalla piattaforma attraverso la quale lo stai facendo. Ha lo stesso valore di un idioma condiviso tra due persone che comunicano: senza di esso sarà molto difficile capirsi.

Che cos’è il pacchetto SCORM?

Ora che hai una definizione piuttosto precisa, vorrai spingerti sul concreto, vero? Concretamente lo SCORM è un pacchetto. Avrai sentito tante volte questa espressione: pacchetto SCORM. Infatti, non è un formato di file comunemente inteso, ma consta di una cartella compressa, uno zip per intenderci, che contiene al suo interno tutti gli elementi del corso e tutte le informazioni per far sì che il contenuto formativo sia leggibile dagli LMS SCORM compliant.

Chi ha creato lo SCORM?

Facciamo qualche passo indietro per capire insieme quando e come nasce lo SCORM. Dobbiamo riavvolgere il nastro di oltre 20 anni e spostarci all’inizio del nuovo millennio per trovarne le origini. È stato progettato da ADL (Advance Distributed Learning), una società che aveva lo scopo di realizzare uno standard che agevolasse l’indicizzazione e la distribuzione dei contenuti della formazione a distanza. Questo avvenne su ordine dell’allora presidente USA Bill Clinton, il quale aveva istituito una task force per lo sviluppo di specifiche per l’E-learning nel governo federale e nel settore privato (siamo nel 1999). Nel 2000 la versione 1.0 veniva rilasciata e, a seguire, la versione 1.2 nel 2001. La versione più matura risale al 2004, ed è nota proprio come SCORM 2004. Negli anni a seguire ci sono state numerose nuove edizioni di SCORM 2004. Ancora oggi, tuttavia, lo SCORM 1.2 è il più utilizzato fra gli standard.

Tipi e versioni

Proviamo a schematizzare in una breve roadmap questo percorso.

  • SCORM 1.0 – Gennaio 2000: lo potremmo definire una “bozza” di quello che sarebbe stato effettivamente lo SCORM. Conteneva gli elementi base. In particolare, definiva come il contenuto doveva essere “impacchettato”, come doveva essere descritto e come doveva comunicare con la piattaforma. Ad oggi lo SCORM 1.0 non ha più rilevanza e non viene più utilizzato.
  • SCORM 1.1 – Gennaio 2001: questa è stata la prima vera versione implementabile ed effettivamente implementata dello SCORM. Ne rivelò il potenziale. Ad oggi, ancora esistono alcune implementazioni di SCORM 1.1, anche se non sono diffuse.
  • SCORM 1.2 – Ottobre 2002: a stretto giro, è arrivata la versione solida e largamente implementabile dello SCORM, che faceva tesoro di tutte le “lezioni” apprese nelle precedenti versioni dello standard. Lo SCORM 1.2 è stato ampiamente adottato e tuttora è uno standard di riferimento.
  • SCORM 2004 – Gennaio 2004 – marzo 2009: la versione più recente è la SCORM 2004, sviluppata con numerose edizioni “migliorative” fino al 2009. Fra le altre cose, comprende una specifica di sequenziamento e navigazione che permette ai fornitori di contenuti di dettagliare come lo studente può progredire tra gli oggetti.

Negli anni che sono seguiti sono nate molte altre tipologie di protocolli. I più noti sono:

  • xAPI (Experience API, Tin Can) – Aprile 2013: l’evoluzione dello SCORM è l’xAPi, di nuova generazione ma ancora molto poco diffuso. Il principale valore aggiunto rispetto allo SCORM è che consente la registrazione, il monitoraggio, la personalizzazione e il miglioramento delle attività di apprendimento sia online che offline. Quindi si presta a gestire al meglio le esperienze che comprendono anche la Realtà Aumentata.
  • cmi5 – Giugno 2016 à Il cmi5 è un AICC evoluto, che ha superato i propri limiti(l’AICC è l’antenato dello SCORM). Piattaforma e contenuti in questo caso dialogano tramite protocolli HAC, che si basano su un modulo HTML.
Tipi e versioni scorm

Qual è la sua funzione?

Tutto chiaro fino qui? Il suo grande merito e la sua primaria funzione sono stati quelli di mettere ordine in un mondo che ancora non aveva dei parametri definiti e universalmente riconosciuti. Perché prima del 2001, poteva succedere che un learning object creato per un’istituzione semplicemente smettesse di funzionare se quella realtà cambiava piattaforma LMS. Per farti capire, concediamoci un flashback: immagina che tutti i CD collezionati quando eri adolescente, a un certo punto avessero smesso di funzionare semplicemente perché avevi cambiato stereo. Inaccettabile, vero? Sentimentalismi analogici a parte, l’esempio serve forse a darti l’idea del problema a cui un protocollo come lo SCORM ha posto rimedio. Di base, si tratta di un elenco di requisiti tecnici che rendono gli oggetti “leggibili” da ogni piattaforma che adotta quello standard.

Vantaggi

Elencare tutti i vantaggi garantiti dal suo utilizzo non è un’impresa semplice, ma mettiamo insieme qualche certezza, come punto di partenza.

  • Tracciabilità – Le funzionalità di tracciamento sono solide e questo si traduce in un insieme di informazioni dal valore inestimabile per chi gestisce la formazione (sapere chi ha fruito un corso online, per quanto tempo, quante volte ha tentato il quiz prima di passarlo, etc).
  • Compatibilità garantita – Per prima cosa bisogna ricordarsi che lo SCORM è, da molto tempo, il protocollo più diffuso nel mondo E-learning. È quindi garantita la compatibilità con la quasi totalità degli LMS.
  • Facilità di creazione e condivisione – Praticamente tutti i tool di authoring permettono l’esportazione in SCORM con un click, quindi, con conoscenze tecniche anche minime è facilissimo crearlo.
  • Flessibilità e sostenibilità economica – Si creano in maniera molto semplice unità di apprendimento riutilizzabili e accessibili a tutti.
Vantaggi scorm

Lo SCORM traccia la formazione?

Abbiamo parlato di tracciabilità. Infatti, è proprio questo a differenziare lo SCORM da un semplice video o da altri tipi di file o formati. Chi si avvicina a questi argomenti per la prima volta potrebbe chiedersi: “chi me lo fa fare di creare uno SCORM per il mio contenuto quando potrei utilizzare un pdf o un video?”.

La risposta è molto semplice. Lo Shareable Content Object Reference Model garantisce un livello di tracciamento molto più approfondito. Quando su LMS si carica un contenuto di tipo file, il tracciamento si limita all’apertura del contenuto. Naturalmente, non possiamo sapere quanto tempo è stato aperto il file o se l’utente effettivamente lo ha fruito. Se si tratta di un video MP4, ad esempio, non è possibile inibire la navigazione, per cui un utente potrebbe scorrerlo e andare direttamente alla conclusione.

Con lo SCORM, invece, in base a come viene settato in piattaforma, possiamo tracciare molti aspetti della formazione: avere informazioni sui tempi di fruizione, capire se l’utente ha visualizzato tutti i contenuti, a che punto è arrivato, che punteggio ha ottenuto in un eventuale quiz. Per evitare il rischio di una fruizione passiva, in fase di creazione di un learning object, possiamo impostare chiamate all’azione, interazioni e quiz intermedi di verifica dell’attenzione. Di tutti questi elementi, esportando il progetto come SCORM, rimane traccia.

Come si crea un pacchetto SCORM?

Come abbiamo detto poco sopra, crearlo non è difficile. Una volta realizzato il corso con il tool di authoring prescelto, c’è infatti la possibilità di esportare l’oggetto in formato SCORM con un semplice click (e la compilazione di banali settaggi che determinano, ad esempio, con quali criteri il corso si dovrà ritenere superato). Ma cosa sono gli authoring tool? Se te lo stai chiedendo, puoi andare ad approfondire nella nostra guida sull’E-learning, il paragrafo dedicato alla progettazione dei corsi e-Learning. Comunque, ti basterà sapere che sono programmi che ti permettono di creare learning object da zero e di fare grandi cose. Se ti vuoi cimentare nella conversione in SCORM, ecco un elenco di quelli più utilizzati dagli sviluppatori E-learning:

  • Articulate – Una suite fra le più adottate, che comprende Articulate Rise, per creare corsi a blocchi interattivi con un ottimo bilanciamento tempo di sviluppo investito-risultato ottenuto, ma con limitate possibilità di personalizzazione, e Articulate Storyline, un tool che richiede una maggiore formazione, ma che consente di creare corsi con un alto tasso di personalizzazione. Entrambi consentono l’export in formato SCORM.
  • Adobe Captivate – Authoring tool della nota suite Adobe. È uno strumento di E-learning conosciuto e affidabile, che sconta alcuni limiti in termini di facilità d’uso.
  • ISpring – Un toolkit di E-Learning che risulterà molto famigliare a chi utilizza di frequente Powerpoint.
  • Elucidat – Una piattaforma LMS cloud che consente di creare anche corsi. Elucidat gestisce e rispetta perfettamente i diversi modelli SCORM.
Su misura

Come aprire uno SCORM?

Se questa domanda si è fatta strada qualche volta dentro di te, sappi allora che è la domanda sbagliata. Lo SCORM, infatti, non è da aprire ma da fruire. È una cartella compressa, uno .zip, ma, contrariamente a come siamo abituati a fare con gli .zip, non è da aprire e scompattare. Senza un LMS, di uno SCORM non te ne fai nulla. Per essere fruito, come dicevamo, va infatti caricato in piattaforma.

Come modificare uno SCORM?

Se gestisci una piattaforma LMS forse ti è capitato di dover modificare un corso “in corsa” (il gioco di parole rende l’idea 😊). Magari hai dovuto operare un aggiornamento al contenuto attraverso l’authoring tool utilizzato per lo sviluppo e poi hai riesportato lo SCORM. Arrivato a quel punto, forse ti sarai chiesto “come faccio a evitare il rischio di perdere il tracciamento della fruizione per gli utenti che hanno già seguito il corso, nella sua interezza o anche solo in parte”? Questo è un aspetto chiave, perché, come sappiamo la tracciabilità è importantissima per chi gestisce la formazione, ed è una delle caratteristiche distintive del protocollo SCORM. Sappi che per evitare il rischio di dispersione di questo tipo di informazioni, basta semplicemente assicurarsi che gli identificativi inseriti la prima volta nel file manifest (il file imsmanifest.xml che si trova nel pacchetto SCORM) rimangano invariati. Editare un .xls è possibile sia con semplici editor di testo, che (preferibile) con specifici programmi per la manipolazione dei file .xml.

progettazione e-learning

Come caricare uno SCORM su un LMS?

Una volta che il corso on-line sarà concluso, testato e pronto per essere “dato in pasto” all’utente, sarà necessario caricarlo nella piattaforma E-Learning con cui si ha intenzione di renderlo fruibile. Per saperne di più sulle piattaforme LMS, vai a recuperare il nostro articolo sulle piattaforme E-learning. Ogni piattaforma LMS ha chiaramente le proprie specifiche procedure di caricamento e settaggio. Le impostazioni servono a definire come il modulo E-learning verrà visualizzato all’interno della pagina, quali informazioni rendere visibili.  Sarà necessario uploadare lo .zip dello SCORM, aggiungere un titolo, una descrizione, e ulteriori elementi a completamento della fruizione, ad esempio i quiz conclusivi di verifica dell’apprendimento che possono essere caricati direttamente in piattaforma.

Lo SCORM in Moodle

La piattaforma più diffusa al mondo, Moodle, è un software free e opensource che può contare su di una vastissima comunità di sviluppo. Essendo una piattaforma SCORM compliant, Moodle garantisce la tracciabilità a livello, per esempio, di tempi di fruizione, stato di completamento, punteggi. Inserire e gestire uno SCORM in Moodle è davvero molto semplice. All’interno dei corsi troviamo, infatti, fra le varie tipologie di attività, quella di tipo SCORM, che ti permette di caricare il file .zip, impostare i criteri di tracciamento e, infine, visualizzare il contenuto.

Guarda come è facile caricarlo su Moodle in meno di un minuto:

Come scoprire la versione di uno SCORM?

Ti stai chiedendo se il tuo pacchetto sia 1.2, 2004 o altre versioni? L’informazione c’è, ed è anche abbastanza facile trovarla. Ti basterà, infatti, all’interno del pacchetto SCORM (lo.zip), aprire in blocco note il file imsmanifest.xml e troverai la versione indicata all’interno del tag “Schemaversion”. Ad esempio: 1.2 indica che la versione dello SCORM è 1.2.

Qual è la condizione di completamento dello SCORM?

Lo Shareable Content Object Reference Model può essere completato in base a vari criteri, che devono essere impostati in piattaforma. Il primo, quello meno utile, è l’accesso all’attività. Significa che l’attività SCORM risulterà completata nell’esatto momento in cui l’utente l’avrà aperta, senza necessariamente averne visualizzato il contenuto. Gli altri due criteri, invece, sono molto più utili e si basano sullo “Stato di completamento” impostato in fase di sviluppo dello SCORM. “Completed” significa che l’utente deve visualizzare tutti i contenuti proposti nel modulo formativo ed effettuare tutte le attività previste. “Passed”, invece, si basa sull’ottenimento di un punteggio in un quiz inserito al suo interno: solo se ottengo la sufficienza lo SCORM risulta completato. È molto importante che i criteri impostati in fase di esportazione dello SCORM e di caricamento/compilazione in piattaforma corrispondano. Diversamente LMS e SCORM potrebbero non dialogare correttamente e si rischierebbe di tracciare erroneamente la fruizione.

Il futuro dello SCORM

Leggendo questa guida non avrai potuto fare a meno di notare che lo SCORM è un modello di riferimento che esiste da circa 20 anni. Più di recente, come abbiamo detto, si sono affacciati nel mondo del digital learning altri standard che, se vogliamo, potremmo definire “più evoluti”: xAPI (Experience API, Tin Can) e cmi5. Tuttavia, ancora oggi, lo SCORM rappresenta il formato più diffuso. E in futuro? È sensato pensare che altri standard capaci di far interagire la realtà aumentata (l’offline e l’online, anche in ottica di blended learning) possano prendere piede sempre di più. Per il momento, però, questo processo di “affiancamento e sostituzione” va più a rilento di quanto ci si aspettava. Forse bisognerà aspettare che il mercato sia pronto ad accogliere il cambiamento e ad accettare l’inevitabile sforzo che ne deriva.

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