Sommario
Cos’è l’AI Act: il regolamento eu alla base della formazione obbligatoria
Entriamo subito nello specifico: cos’è AI act? Si tratta del primo regolamento in assoluto dedicato all’AI. L’iter del regolamento europeo AI act ha avuto avvio con la proposta nel 2021, approvata nella primavera del 2024 con entrata in vigore nell’agosto 2024.
Partiamo dalla AI act struttura che parte da un obiettivo fondamentale: garantire il corretto funzionamento del mercato unico per l’AI, coltivando un approccio “antropocentrico” ed etico, promuovendo un utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della sicurezza e salute dei cittadini.
L’AI act testo, dunque il testo integrale del regolamento UE 2024/1689, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE il 2 luglio 2024. È consultabile su EUR.Lex.
L’utilizzo di uno strumento impiegato ormai da migliaia di professionisti nello svolgimento delle loro attività solleva una riflessione lecita: come gestire la formazione di questi professionisti nel pieno rispetto del regolamento e del suo obiettivo fondamentale?
Questa domanda richiama la nostra attenzione su una delle disposizioni più interessanti, nonché utili, per le aziende: quella sulla formazione obbligatoria.
AI Act obiettivo principale: cosa significa alfabetizzazione IA
Secondo l’AI Guidelines, l’alfabetizzazione Ai significa soprattutto lavorare sulle competenze e le conoscenze che consentono ai professionisti di operare nel mondo AI comprendendone le tecnologie e il loro ambito applicativo, tenendo conto degli obblighi normativi. L’obiettivo di fondo non si esaurisce nel corretto adempimento, ma chiama in causa il pensiero critico, nonché la consapevolezza in merito a opportunità, rischi e possibili danni generati dall’AI.
AI Act europeo: il regolamento UE sull'intelligenza artificiale
L’EU AI act rappresenta il primo provvedimento normativo per la regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Adottato congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea, a seguito della proposta elaborata dall’AI Act european Commission, l’EU AI act definisce specifici parametri per garantire un utilizzo corretto, sicuro ed etico dell’intelligenza artificiale. Al momento è l’unico riferimento normativo a livello globale sull’AI.
AI Act Italia: cosa dice la legge italiana
In contemporanea all’entrata in vigore della normativa europea, anche l’AI Act Italia si fa strada nel territorio nazionale, definendo, così, un quadro normativo in linea con il regolamento comunitario. Attraverso la normativa AI act, anche l’Italia afferma la sfera di competenze, responsabilità e i principi etici alla base dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La legge 132 “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” entra in vigore nel nostro paese dal 10 ottobre 2025.
Le autorità nazionali dell’AI Act: AgId e ACN
Per assicurare un presidio del AI act governance, l’Italia ha istituito le funzioni di due autorità distinte: l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale). Vediamo le differenze.
AgID: l’area di competenza e controllo riguarda l’innovazione e la promozione dello sviluppo tecnologico, nonché l’adozione sicura dei sistemi di intelligenza artificiale.
ACN: siamo qui nel campo della sicurezza cibernetica e della resilienza delle infrastrutture relative ai rischi informatici legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Le due agenzie, in buona sostanza, esercitano una funzione generale di vigilanza sull’attuazione del regolamento interno.
Formazione obbligatoria e AI Act: cosa prevede davvero l'articolo 4
Entriamo ora nello specifico dell’ambito di applicazione della formazione obbligatoria partendo da una domanda: l’AI act cosa stabilisce in termini di formazione obbligatoria?
AI Act e articoli: cosa dice l’articolo 4 sulla formazione obbligatoria
L’AI act, espresso nell’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, sancisce che i fornitori e gli utenti professionali dei sistemi di intelligenza artificiale sono chiamati e tenuti a garantire che i propri dipendenti ricevano una congrua formazione su un utilizzo competente e responsabile dell’AI. Il percorso di apprendimento previsto per questi soggetti deve tener conto della loro esperienza, nonché delle loro conoscenze tecniche e del contesto di applicazione dell’AI. Inoltre, secondo il provvedimento, bisogna sempre tenere in considerazione le persone su cui i sistemi e le attività AI impattano.
È importante sottolineare che l’articolo 4 non rappresenta un obbligo rigido, tanto che nel testo è riportato che il livello di alfabetizzazione richiesto è valutato “nella misura del possibile”, questo significa che il livello di preparazione, e dunque di formazione prevista, deve essere necessariamente proporzionata alle competenze, al ruolo e al contesto di riferimento.
AI Act obblighi per le aziende: cosa fare per la formazione obbligatoria
Ora che abbiamo puntualizzato i principali obiettivi dell’articolo 4, passiamo alla domanda successiva: quali sono gli obblighi dell’AI act per le aziende? Entriamo subito nell’area della formazione obbligatoria.
AI Act compliance: la conformità delle aziende
A fronte della diffusione dell’intelligenza artificiale, piccole e medie imprese sono chiamate a verificare il livello di rischio delle tecnologie utilizzate e regolarsi di conseguenza per garantire la conformità. Per questo, tra le iniziative da intraprendere, si colloca, in primis, la necessità di garantire alfabetizzare i professionisti attraverso la formazione.
AI Act GDPR: il collegamento con la protezione dei dati
Ogni volta che un professionista inserisce dati personali nel sistema di intelligenza artificiale l’AI act e il GDPR possono considerarsi collegati. L’AI act, pertanto, integra le proprie funzioni con quelle del GDPR, nella misura in cui le aziende devono rispettarli entrambi attraverso un utilizzo consapevole e competente dell’AI nel pieno rispetto delle normative relative al trattamento dei dati personali.
Quando entra in vigore la formazione obbligatoria AI Act
Citiamo ora qualche data per tracciare una AI act timeline e ricostruire il percorso del primo provvedimento a livello globale dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Trattandosi di un provvedimento piuttosto recente, definiamo intanto ciò che finora è stato fatto, tenendo presente sempre che c’è ancora attività in corso intorno a questo provvedimento.
Ci siamo già chiesti l’AI act quando entra in vigore e abbiamo fissato la data del 1° agosto 2024 che formalizza l’obbligo di alfabetizzazione sull’AI e i divieti sull’applicazione di pratiche ad alto rischio.
La seconda tappa l’AI act timeline è il 2 agosto 2025, data che istituisce l’entrata in vigore delle norme sulla governance e la definizione degli obblighi di trasparenza e conformità sull’AI per finalità generali (GPAI).
AI Act 2026: cosa è cambiato dal 2 agosto
AI act agosto 2026: in questa data viene sancita l’applicazione di un elevato numero di disposizioni del regolamento. A fronte della gran mole di disposizioni coinvolte in questo “start” è fondamentale ricordare che tra queste non è incluso l’obbligo formativo che è già attivo da febbraio 2025.
Al momento il prossimo step della nostra AI act timeline contempla la data del 2 dicembre 2026 per l’entrata in vigore di ulteriori obblighi (trasparenza/etichettatura contenuti AI, nuovi divieti).
AI Act rinvio: Digital Omnibus e le nuove scadenze
Fissate le tappe appena ripercorse, aggiungiamo che la cronistoria dell’AI act prevede alcuni rinvii. Il Digital Omnibus, approvato dal Parlamento UE il 16 giugno 2026 e poi dal Consiglio, rinvia infatti gli obblighi ad alto rischio al 2 dicembre 2027 – originariamente previsti per il 2 agosto 2026 – (Allegato III) e al 2 agosto 2028 – originariamente previsti per il 2027 – (Allegato I).
AI Act quando si applica: la data fantasma del 2 agosto 2026
Un importante chiarimento relativo alle implicazioni dell’AI act è stato fornito da una nota (prot. N. 35264 del 2 luglio 2026) dell’USR (Ufficio Scolastico Regionale) della Lombardia con cui si dettagliano importanti chiarimenti in merito all’interpretazione del provvedimento. In primo luogo, la nota definisce l’entità dei soggetti da coinvolgere nelle attività di alfabetizzazione AI previste dall’art.4: esclusivamente i professionisti che utilizzano strumenti di AI nelle proprie attività didattiche o gestionali e non tutto il personale in modo generalizzato. Il secondo punto, non meno importante del primo, chiarisce che la data del 2 agosto 2026 definisce l’entrata in vigore dell’obbligo e non il termine ultimo per il completamento della formazione obbligatoria.
Questo chiarimento è fondamentale per non incorrere nel rischio di una interpretazione errata di due punti centrali del provvedimento che riguarda l’obbligo di formazione sull’utilizzo dell’AI.
AI Act categorie di rischio: cosa c'entra con la formazione obbligatoria
Il regolamento prevede specifiche categorie di rischio, classificate in quattro livelli, così da popolare la cosiddetta AI act piramide del rischio, una struttura a quattro livelli, per l’appunto, che classifica i sistemi AI in base alla possibilità di rischio in merito alla sicurezza o ai diritti umani.
I quattro livelli, dal vertice alla base, sono:
- Rischio inaccettabile: siamo qui di fronte a sistemi considerati pericolosi per la sicurezza e il rispetto dei diritti umani. Tutte le attività collocabili in questa categoria sono assolutamente vietate.
- Alto rischio: in questo caso parliamo di sistemi in grado di generare un impatto negativo sulle persone. Sono ammessi solo se conformi a requisiti molto rigorosi.
- Rischio limitato: questa categoria riguarda soprattutto gli obblighi di trasparenza, di sistemi dunque che presentano un rischio contenuto che l’utente non sia consapevole di interagire con un contenuto generato dall’AI.
- Rischio minimo: rientrano in questa sezione molte applicazioni AI attualmente in uso. Possono essere utilizzati purché nel rispetto dei principi etici.
AI Act alto rischio: il caso HR e la formazione obbligatoria
L’Allegato III del Regolamento presenta utili esempi di casi ad alto rischio rilevanti per le professionalità in ambito HR.
Di seguito una sintesi dei casi più rappresentativi:
- Sistemi AI destinati a essere utilizzati per l’accesso all’istruzione o per l’assegnazione di persone fisiche agli istituti di istruzione o formazione;
- Sistemi AI utilizzati per valutare i risultati dell’apprendimento;
- Sistemi AI utilizzati per monitorare e rilevare comportamenti degli studenti durante le prove.
Anche nell’ambito della selezione e gestione del personale possiamo attenzionare:
- Sistemi AI utilizzati per la selezione del personale, nelle attività di valutazione dei CV, ad esempio;
- Sistemi AI utilizzati per adottare decisioni relative a condizioni di rapporti di lavoro, promozione, cessazione dei rapporti contrattuali.
AI Act e formazione obbligatoria: a chi si applica
Per una corretta applicazione dell’AI governance è bene ribadire la necessità di una formazione obbligatoria che coinvolga, come vedremo a breve, tutti i dipendenti e i collaboratori esterni di un’organizzazione, a condizione che sviluppino, utilizzino, gestiscano sistemi e/o strumenti di AI.
Fornitori e deployer: chi deve garantire la formazione obbligatoria
Il deployer è una persona fisica o giuridica, autorità pubblica o altro organismo, che utilizza un sistema AI sotto la propria autorità. Fa eccezione a questa definizione il caso in cui l’utente si stia servendo dell’AI per attività personali e non professionali.
Chi deve garantire la formazione obbligatoria?
Entrambi. Il fornitore deve provvedere alla formazione del suo personale, sviluppatori, ad esempio. Il deployer deve invece garantire la formazione dei propri dipendenti che utilizzano i sistemi AI dell’azienda per le loro attività professionali.
Va da sé che, nel caso in cui i professionisti trattino dati personali all’interno dei sistemi AI, il piano formativo deve includere anche l’applicazione delle disposizioni previste dal GDPR.
Un altro elemento centrale per la formazione obbligatoria è l’extraterritorialità. L’articolo 2 del Regolamento, infatti, prevede che le sue disposizioni si applichino anche ad aziende e soggetti che abbiano sede al di fuori dell’Unione Europea ma che forniscono sistemi AI nel mercato UE.
AI Act e formazione obbligatoria: chi coinvolge in azienda
Alla luce di queste premesse, diversi sono i professionisti coinvolti nella formazione obbligatoria. Non solo sviluppatori, dunque, ma anche professionisti HR, del marketing, del customer care, IT, manager…insomma tutti coloro che nello svolgimento delle attività professionali ricorrono all’utilizzo dell’AI.
Come già segnalato in precedenza, si colloca nella categoria ad alto rischio la figura dell’HR che essendo direttamente coinvolta in attività come profilazione del candidato, processo di selezione e di inserimento, gestisce in modo diretto dati il cui inserimento all’interno di un sistema AI può impattare in modo diretto sulle persone coinvolte, limitandone diritti o violandone la privacy. Per questo motivo è fondamentale che, in quanto categoria ad alto rischio, coloro che ne fanno parte siano inseriti in un programma di formazione mirato che tenga conto di questo livello di rischio. Solo così sarà possibile garantire un utilizzo etico dell’AI.
Corso AI Act: come organizzare una formazione obbligatoria che funzioni davvero
L’articolo 4 dell’AI act pone le organizzazioni nella condizione di concretizzare il percorso di alfabetizzazione dei propri dipendenti per un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, sia in termini tecnici sia in termini etici. Per orientarsi in modo efficace nella corretta gestione del progetto formativo può rivelarsi utile l’integrazione di una consulenza AI act specifica. Il supporto fornito da AI act avvocati, ad esempio, può fare realmente la differenza per gestire le informazioni in modo corretto e tutelare l’organizzazione da possibili provvedimenti sanzionatori.
AI Act linee guida: i tre elementi di una formazione efficace
Per la progettazione di un percorso di formazione efficace possiamo basarci sui tre pilastri individuati nelle AI act linee guida, vediamoli nel dettaglio.
- Documentazione delle attività svolte: il tracciamento delle attività formative svolte è indispensabile per dimostrare la piena adesione ai principi di compliance;
- Aggiornamento periodico: ogni esperienza di apprendimento è soggetta ad aggiornamenti periodici in base all’evoluzione della materia oggetto di formazione;
- Contenuti differenziati per chi usa/gestisce/decide: la personalizzazione dell’esperienza formativa è imprescindibile; pertanto, i contenuti della formazione devono tener conto del ruolo e delle attività che svolge effettivamente l’utente.
Per la valutazione legale di conformità è invece necessario l’intervento di un consulente qualificato.
Formazione obbligatoria AI Act in Italia: i dati sul ritardo delle imprese
Il 7 luglio 2026 il Quotidiano Nazionale ha analizzato lo status quo delle imprese sulla formazione obbligatoria AI act.
I dati riportati possono essere utili per condividere alcune riflessioni sulla situazione attuale. I dati in questione provengono dall’analisi Aidapt e ci raccontano che il 65% delle imprese in Italia non ha ancora condiviso internamente direttive sull’utilizzo dell’AI. Meno del 20%, inoltre, ha iniziato percorsi formativi di alfabetizzazione all’AI. Allo stato attuale, insomma, circa il 27% dei lavoratori dipendenti di aziende nel nostro paese è soggetto al cosiddetto “shadow AI” ovvero l’utilizzo di strumenti AI senza un’esplicita approvazione dell’azienda, esponendo quest’ultima al rischio di esposizione di dati sensibili.
Alla luce di queste premesse, da un punto di vista prettamente organizzativo, verrebbe da collocare il focus sul rischio sanzionatorio. Il rischio esiste, è chiaro, ma il punto è un altro. Molto più grave di eventuali sanzioni è la debolezza di un intero sistema che rende l’azienda particolarmente esposta ai rischi di una fuga di dati sensibili. Senza una formazione mirata, l’utilizzo dell’AI in azienda avviene in assenza di un riferimento regolamentato. I dipendenti dell’azienda devono poter utilizzare questo strumento con padronanza in termini di competenze e di rischi reali. Se l’AI rappresenta uno degli eventi più innovativi del nostro tempo, la vera innovazione avrà luogo quando i professionisti potranno farne un uso consapevole e protetto.
AI Act sanzioni: cosa rischia chi non rispetta l'obbligo di formazione
Diamo ora qualche numero anche sulle sanzioni AI act che gravano su chi non rispetta l’obbligo di formazione.
Le violazioni più gravi sono multate fino a 35 milioni di euro, o ammontano al 7% del fatturato globale, e riguardano la violazione dei divieti definite inaccettabili nella categorizzazione precedente. Sono stati invece introdotti tetti proporzionati per PMI e startup. A fronte di questa breve panoramica sulle misure sanzionatorie il punto focale resta la diffusione di dati sensibili, come informazioni commerciali, know how e qualunque altro tipo di dato sensibile. Il mancato tracciamento delle informazioni in uscita può generare un mancato controllo dei flussi informativi.
I limiti dell'AI Act: sfide e dubbi delle aziende
A conclusione di questa guida, merita uno spazio una riflessione sulle complessità AI act.
Molte aziende, in questo momento storico, stanno faticando a interpretare l’articolo 4. Il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) e il Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) hanno adottato un parere congiunto sulla proposta di regolamento Omnibus digitale. Al centro di queste incertezze ancora in via di risoluzione, ci si chiede se la proposta omnibus faciliti davvero la conformità e non incida, invece, sui diritti fondamentali delle persone.
Formazione obbligatoria AI Act in sintesi: le domande frequenti
In conclusione, per elaborare una sorta di AI act, in sintesi, rispondiamo alle domande più frequenti che ci permettono di ripercorrere l’AI act in breve.
Quando è obbligatoria la formazione AI Act?
Quando i dipendenti di un’azienda utilizzano sistemi di AI per lo svolgimento delle proprie attività professionali
È vero che la formazione obbligatoria AI Act parte dal 2 agosto 2026?
L’obbligo di alfabetizzazione è in vigore dal febbraio 2025.
Chi deve fare la formazione obbligatoria AI Act in azienda?
I soggetti coinvolti nella formazione sono sia i fornitori sia gli utilizzatori (deployers).
Cosa rischia chi non rispetta la formazione obbligatoria AI Act?
Fuga di dati riservati e sanzioni amministrative.
Basta una policy interna o serve un corso per la formazione obbligatoria AI Act?
L’articolo 4 prevede misure di alfabetizzazione strutturate all’interno di uno specifico piano formativo.